Nata da una straordinaria intuizione di Maria Rosaria Nevola e Antonio Barzaghi a latere del Premio Giornalistico e arrivata quest’anno alla 6ª edizione, la Scuola di Reportage “Goffredo Parise” si svolgerà da ottobre 2025 ad aprile 2026. Il corso-laboratorio offre l’opportunità di acquisire le prime competenze teoriche e pratiche necessarie per realizzare un reportage, è un percorso formativo unico in Italia, completamente gratuito e riservato agli studenti dei licei trevigiani.
Il programma prevede cinque weekend di lezioni tenuti da docenti di rilievo del giornalismo televisivo e della carta stampata italiana: Lisa Iotti inviata di “Presa diretta” (Rai 3) nonchè tutor della scuola, Antonio Armano scrittore e giornalista che collabora con Il Sole 24 Ore e il Fatto Quotidiano ed Emiliano Poddi scrittore, autore teatrale e docente alla Scuola Holden dal 2005.
Al team di docenti si aggiungeranno giornalisti che offriranno agli studenti il loro contributo, ciascuno attraverso video o collegamenti appositamente allestiti per il Corso 2025/26 della Scuola di reportage Goffredo Parise.
La scuola quest’anno sarà ospitata per gli incontri di ottobre al Museo Bailo di Treviso, sala Rosso Zanini, per i successivi incontri presso la Sala Coletti del Museo Museo Santa Caterina di Treviso.
A sostenere la scuola di reportage la Provincia di Treviso e i Comuni di Treviso, Salgareda, Ponte di Piave. Partner della Scuola il Soroptimist International Club di Treviso e Fondazione Goffredo Parise e Giosetta Fioroni.
Main sponsor della scuola Impresa CEV.
Sponsor: Banca Prealpi SanBiagio, Ascopiave, Cantine Maschio, Le Rive, Poliend 2000, Sapori del Piave, Proattiva, Gruppo Autotorino, AH2 Atelier, Lucio Fontana – Allianz Bank Private Banker, L’Artegrafica,
Premi:
A tutti i partecipanti sarà consegnato un attestato di partecipazione durante la Cerimonia del Premio Goffredo Parise per il reportage che si è terrà al Teatro Comunale Mario Del Monaco sabato 16 maggio 2026; gli autori dei migliori reportage riceveranno un diploma e un premio. Tutti i lavori saranno raccolti in una pubblicazione e i reportage dei vincitori e dei menzionati verranno inseriti all’interno di questo sito.
La Scuola di Reportage 2025/2026 raccontata da Lisa Iotti
APPUNTI PER UN PERCORSO
Quando questo progetto è iniziato, esattamente sei anni fa, il Covid non aveva ancora travolto le nostre vite, Zoom lo conoscevano solo alcuni professionisti che si riunivano a qualche fuso di distanza, l’Intelligenza Artificiale era un concetto fumoso e ChatGPT non era nemmeno nella mente dei suoi creatori, figuriamoci nella nostra.
L’idea di poter dialogare con un chatbot, come sto facendo io in questo istante per scrivere le righe che state leggendo (non avevo idea di chi, prima della pandemia, utilizzasse la piattaforma che ci ha permesso di dialogare col resto del mondo restando comodamente seduti nel nostro tinello), era del tutto impensabile. L’ipotesi di avere un assistente virtuale 24 ore al giorno, capace rispondere in modo preciso o apparentemente tale alle nostre domande, argomentare, conversare con disinvoltura, scrivere ogni tipo di testo, dai temi alle e-mail, dalle tesi di laurea, alle diagnosi ai riassunti (sto incollando quello che mi ha suggerito ChatGPT, a cui ho chiesto di descrivere se stessa) era fantascienza pura.
Oggi, tre anni dopo il lancio, persino l’era dell’oro di Google ci sembra obsoleta. Grazie ai progressi vorticosi della tecnologia non dobbiamo nemmeno più fare la fatica di leggere le informazioni contenute negli articoli in rete: ci pensa ChatGPT, o chi per lei. Persino Google ha capito che non abbiamo più nessuna intenzione di perdere tempo a navigare per siti e, l’avrete visto anche voi, da qualche tempo compare in alto a sinistra, prima di ogni altra voce, Ai Mode, l’opzione che ci presenta un agile riassuntino su quello che stiamo cercando. L’ha messo insieme l’AI del motore di ricerca. Si prende lei l’incomodo di setacciare la rete e sintetizzare a grandi linee le cose più importanti che riguardano l’oggetto della nostra indagine: più che una trovata commerciale, il gesto disperato di chi sa di avere i giorni contati, Google. Solo noi adulti ancora lo usiamo, i giovani vanno direttamente su ChatGPT.
Certo, verrebbe da dire. Quale è il problema. Non è bellissimo un mondo a portata di clic?Un mondo in cui un maggiordomo digitale legge per noi le notizie, le macine, le articola, ce le squaderna in tempo reale e ci chiede pure se va bene così o vogliamo altro. Nessuno sano di mente può dire tutto questo non sia una rivoluzione senza precedenti, l’importante che ci mettiamo d’accordo sull’idea di rivoluzione. Se pensiamo che questa tecnologia ci esima dal dover pensare, ecco ci sbagliamo. Innanzitutto perché bisogna stare molto attenti: quello che ChatGPT ci propina non è una verità rivelata perché, al di là del rischio allucinazioni (si chiamano così gli abbagli, per non dire le cantonate, che a volte prende) non c’è nessuna verifica sulle fonti che elabora: se in rete ci sono errori, o bias, o articoli basati su falsità, o cose inesatte, l’AI non li filtra. Li prende, li impacchetta e ce li consegna. Mai come oggi occorre stare all’erta e esercitare la più sofisticata forma di verifica su quello che leggiamo, cercare le fonti utilizzate e capire se sono attendibili.
Un tempo, nell’epoca pre-internet che i ragazzi di oggi non hanno mai conosciuto, la strada che si faceva per arrivare a una risposta, i dubbi che emergevano durante la ricerca, le contraddizioni che complicavano il percorso, erano parte fondamentale della conoscenza. La fatica per mettere insieme i tasselli era un deterrente naturale alla sciatteria e alla superficialità sempre dietro l’angolo.
Quando il web è sbarcato sui nostri computer e sui nostri telefoni, in piena euforia, abbiamo finito per scambiare la facilità di accesso alla conoscenza con la conoscenza stessa. Errore gravissimo. Non solo non esistono scorciatoie nella comprensione di fenomeni complessi, e il mondo di oggi è estremamente complesso, ma perché ciascuno di noi si costruisce mano a mano che allena il pensiero critico e laterale. Più la nostra antenna è sottile e sintonizzata, come dice il premio Nobel Svetlana Aleksievič, più riusciamo a orientarci nel rumore di fondo in cui siamo immersi, più il nostro sguardo si affina, la nostra capacità di fare inferenze e di empatizzare diventa più forte. Per questo ci piace pensare alla lentezza e alla profondità che ci impone il lavoro del reportage- inchiesta come un atto di resistenza, un esercizio di igiene mentale contro l’ appiattimento cognitivo e relazionale a cui ci siamo condannati, perché ci obbliga a un ascolto profondo dell’altro, un’umiltà e un’umanità (non saprei come altro chiamarla) senza le quali non è possibile scrivere nulla. O quanto meno, nulla che valga la pena leggere.
La cosa straordinaria è che, quando questo lavoro è fatto bene, non si torna mai a casa a mani vuote: ogni incontro, ogni persona che abbiamo incrociato, ogni mondo che abbiamo attraversato diventano parte di noi. Ci fanno crescere. A patto naturalmente di essere disposti a farci capovolgere e a cambiare la nostra prospettiva. “Nel restare in ascolto – scrive il filosofo Byung Chul Han – abita una peculiare forma di attenzione. Colui che resta in ascolto dimentica sé stesso, sprofonda in ciò che ascolta”. Per questo il racconto crea comunità e restituisce valore al tempo, il contrario esatto dell’atomizzazione alienante della società contemporanea, inchiodata in un eterno presente.
Questo è stato da sempre il principale obiettivo della Scuola di Reportage Goffredo Parise per le scuole superiori, nata da una straordinaria intuizione di Maria Rosaria Nevola e Antonio Barzaghi, una specie di spin off del Premio e arrivata quest’anno alla sesta edizione. Unico caso in Italia, almeno a quanto ci risulta. Lo scopo della Scuola non è formare dei futuri giornalisti narratori (anche se a ogni edizione c’è sempre qualche lampadina che si accende) ma sollecitare in chi la frequenta quelle caratteristiche connaturate a questo mestiere: curiosità, attenzione, cura, passione, approfondimento, rigore, verifica, interesse per tutti i punti di vista, intuizione. In generale, lo stupore, l’attenzione per le storie, piccole o grandi che siano, e l’amore per la verità. “Oggi la vostra generazione è intrappolata nelle opinioni – ha detto nel suo messaggio agli studenti Edwy Plenel, decano del giornalismo francese, ex direttore di Le Monde- Tutti pensano: su Facebook, Instagram, Tik Tok… Tutti dicono, la mia opinione è la verità. Ebbene, no. L’opinione può essere un’ideologia, una menzogna, un inganno.Il giornalismo produce informazioni, fatti e ci obbliga a guardare la verità — anche quella che ci disturba. In questo senso, questo è un mestiere che ha un valore democratico essenziale”.
Noi siamo convinti che lavorare per mesi alla realizzazione di un reportage- inchiesta, metto sempre queste parole unite da un trattino perché non credo siano qualcosa di separato, sia una forma mentis che poi diventa automaticamente il nostro modo di guardare la vita e di porci di fronte agli altri. A prescindere da quello che faremo.
A affiancarci ci saranno le due giornate di Emiliano Poddi, scrittore e insegnante da tanti anni alla Scuola Holden di Torino, la più famosa scuola di scrittura in Italia. Questo perché crediamo tantissimo, sulla scorta di Goffredo Parise, alla forza del Giornalismo Narrativo, un tipo di giornalismo che sa coniugare l’accuratezza della ricerca con la forza della scrittura. Nelle scuole di giornalismo si insegna cosa scrivere, noi abbiamo l’ambizione di insegnare ai nostri studenti anche come scrivere. Per questo durante gli incontri sentiremo le testimonianze di alcuni maestri come l’ex direttore di Le Monde e fondatore di Mediapart (il più importante giornale online francese di inchiesta) Edwy Plenel; Riccardo Iacona, un caposaldo del reportage televisivo italiano; Stefano Feltri, ex direttore del Fatto e fondatore di Domani, oggi autore di una seguitissima Newsletter; Riccardo Staglianò, inviato storico del Venerdì di Repubblica; Raffaele Manco e Raffaele Marco Della Monica, straordinari giornalisti e documentaristi, vincitori della Sezione Giovani del Premio Parise 2025. E molti altri.
Fuori dagli orari della scuola, un grande dono per tutti gli studenti di Treviso, sarà la lectio magistralis della vincitrice del Premio alla carriera 2025 Lucia Goracci, inviata del Tg3 e una delle principali esperte di Medio Oriente, capace di raccontare i fatti con serietà e umanità. Il legame tra vincitori del Premio e Scuola di Reportage è un elemento fondamentale.
Gl studenti, da soli o in piccoli gruppi, realizzano un lungo reportage-inchiesta e i risultati ogni anno sono sempre sorprendenti, molto al di sopra delle aspettative: a ogni edizione viene assegnato un tema da approfondire, con l’indicazione di trovare modi obliqui e non scontati. Basta scorrere i lavori fatti nelle edizioni scorse (sono tutti sul sito della Scuola) per rendersi conto di come argomenti apparentemente lontani dal quotidiano di ragazzo delle superiori (il lavoro, la solitudine) o a rischio noia (l’ambiente) siano stati sempre affrontati con spessore e creatività. Persino l’anno del Covid, quando hanno lavorato da casa, sono stati capaci di anticipare riflessioni che a quel tempo sembravano esagerazioni, tipo l’ondata di suicidi e di malattie mentali che sarebbe seguiti all’isolamento della pandemia e che invece si sono rivelati drammaticamente profetici.
“Un reportage non è qualcosa che si fa solo sulla strada, sporcandosi le scarpe come tanti hanno detto. E’ un lavoro che esige un primo movimento radicale: attraversare la larga strada di sé stessi. E’ forse questo l’atto più profondo e anche il più difficile, che comporta la necessità di disabitare se stessi per abitare l’altro, il mondo che costituisce l’altro”.
Lo scrive la brasiliana Eliane Brum, tra le più brave reporter in circolazione.
Ecco, non c’è stata edizione di questa Scuola in cui chi ha partecipato non sia tornato a casa con uno sguardo nuovo, più attento, meno distratto, più capace di cogliere le ferite dell’altro. “Un reporter è tale – dice sempre Brum – solo se rinasce e si rigenera dopo ogni reportage”. Così è stato. E questo per noi da sempre è il più grande successo di questo progetto.
Lisa Iotti
Docenti
Istituti
- Liceo Duca degli Abruzzi di Treviso
- Liceo Flaminio di Vittorio Veneto
-
Liceo Leonardo Da Vinci di Treviso
-
Istituto Canossiano Madonna del Grappa di Treviso
-
Liceo Scarpa di Oderzo
Programma
LISA IOTTI E ANTONIO ARMANO 30 – 31 ottobre
Lisa Iotti, inviata da tanti anni di Presa Diretta ed Antonio Armano scrittore e giornalista spiegheranno agli studenti come si passa da un’idea alla realizzazione di un reportage inchiesta: quali sono gli strumenti da utilizzare, come si organizza il materiale, cosa serve per scavare dentro un tema, come si fa una ricerca. Attraverso un lavoro interattivo e video interviste a noti giornalisti, ognuno dei quali darà dei consigli sul proprio lavoro, i ragazzi capiranno quanto è appassionante la ricerca e la scrittura di un racconto giornalistico.
Collegamenti online con:
Raffaele Marco Dalla Monica e Raffaele manco
Stefano Feltri
Alberto Nerazzini
LISA IOTTI E ANTONIO ARMANO 28 – 29 novembre 2025
“Un reportage non è qualcosa che si fa solo sulla strada, sporcandosi le scarpe come tanti hanno detto. E’ un lavoro che esige un primo movimento radicale: attraversare la larga strada di sé stessi. È forse questo l’atto più profondo e anche il più difficile, che comporta la necessità di disabitare se stessi per abitare l’altro, il mondo che costituisce l’altro”. Lo scrive Eliane Brum nella sua raccolta di reportage sulle vite che nessuno vede, le storie che non entrano mai nelle cronache, granelli invisibili che grazie all’attenzione, al tempo, alla scrittura meticolosa della giornalista brasiliana, tra le più brave in circolazione, diventano racconti universali. in queste parole il senso più autentico della Scuola di Reportage Goffredo Parise. Siamo convinti infatti che ideare, organizzare, realizzare un reportage, nelle sue varie accezioni sia una forma di allenamento per affinare le capacità di ricerca, di ascolto, di empatia dei ragazzi e delle ragazze.
Collegamenti online:
Angelo Carotenuto
Riccardo Staglianò
EMILIANO PODDI 6 – 7 febbraio 2026
Mark Twain consiglia a chiunque voglia scrivere – racconti, romanzi, ma anche reportage – di usare la parola giusta e non una sua cugina di secondo grado. Gli fa eco Domenico Starnone, secondo cui scrivere significa trovare le parole giuste per dare un senso a tutto ciò che nella vita viene giù a vanvera. Joseph Conrad sostiene che il primo dovere di uno scrittore è far vedere, sentire, toccare. Per Flannery O’Connor cura immediata di chi scrive è infilare pantofole di pezza ai personaggi come fa Flaubert – ossia essere precisi, dettagliati, evocativi.
Partiremo da questi e altri insegnamenti dei grandi maestri per capire quali sono i principali strumenti narrativi e come si possono utilizzare anche al di fuori di racconti e romanzi.
LISA IOTTI E ANTONIO ARMANO 13 – 14 marzo 2026
Quarto step del corso-laboratorio, siamo nel cuore dell’esperienza formativa, in questa fase, le ragazze e i ragazzi, partendo dalle prime bozze dei loro reportage, si confronteranno con la Tutor Lisa Iotti e
con Antonio Armano sul testo, le fonti, la verifica.
LISA IOTTI E ANTONIO ARMANO 10 – 11 aprile 2026
Ultimo incontro in presenza, preceduto e seguito da una corrispondenza fitta e continua fatta di videocall, e-mail e scambi quotidiani per la definizione conclusiva dei reportage.
Contributi
Cerimonia di Premiazione

Cerimonia di premiazione sabato 16 maggio 2026 nell’ambito del Premio Goffredo Parise per il Reportage.
I riconoscimenti ed il Premi sono stati assegnati ai reportage realizzati durante il percorso formativo presso la Scuola di Reportage Goffredo Parise VI edizione 2025/2026.
Vincitori
-
Caterina Furlan
-
Rebecca Grassato
- Amina Nemer
- Leonardo Fregonese
- Sofia Mauriello
- Irene Manzan

Primo premio Reportage inchiesta ``GENERAZIONENE SOTTO PRESCRIZIONE. I MINORI E IL BOOM DI PSICOFARMACI``
- Caterina Furlan e Rebecca Grassato – Liceo Duca degli Abruzzi – Treviso
Motivazione:
Pochi numeri riescono a mettere a fuoco in modo così evidente e irrefutabile quello che sta accadendo alle giovani generazioni come l’impennata di psicofarmaci assunti dai minori. Antipsicotici, ansiolitici, antidepressivi sono triplicati in dieci anni e sono ormai prescritti abitualmente ai bambini per poter attenuare la loro sofferenza. Per la delicatezza e l’empatia con cui siete entrate in questo argomento attraverso la storia del piccolo Lorenzo, testimone di cosa voglia dire vivere con una grave forma di ADHD, per l’accuratezza dei dati che avete raccolto, confrontando documenti e interrogando esperti, per l’impegno e la dedizione che avete messo in ogni momento nel vostro lavoro.
Primo premio Reportage narrativo ``IL PESO DELLE VALIGIE E LA LEGGEREZZA DELLA TRADIZIONE: UN MESE AD ALGERI TRA ABITI FAKE E RADICII``
-
Amina Nemer – Liceo Antonio Scarpa – Motta di Livenza -Treviso
Motivazione:
Alcuni giornalisti fortunati erano famosi per il talento di trovarsi dove accadeva qualcosa, una guerra o un cataclisma. Si diceva portassero sfortuna. Nel lavoro di Amina niente di così tragico, ma sembra risuonare la musica del caso. Una musica perfetta. In viaggio ad Algeri alla fine del Ramadan per il matrimonio della sorella, ha potuto raccontare la città maghrebina dal punto di vista della cultura della contraffazione, tanto diffusa e accettata. Ma la parte preziosa del suo reportage, dove la musica del caso risuona meglio, è quella dove ci fa toccare con mano l’estremo opposto: il complesso rituale dei vestiti tradizionali legati al matrimonio. Qualcosa che appartiene alla storia del Paese e della famiglia e dove tutto può essere solo autentico. Il viaggio ad Algeri e lo sguardo di una giovane donna sospesa tra due mondi raccontano meglio di mille indagini l’identità dei giovani che nascono e crescono tra una sponda e l’altra del Mediterraneo, la ricchezza della società multiculturale con le sue mille sfumature e contrasti, le contaminazioni reciproche e le forme di resistenza al cambiamento. Tra Africa ed Europa, i maranza e Il tè nel deserto.
Secondo premio Reportage inchiesta “LE RELAZIONI PERICOLOSE. CHATBOT E MINORI``
- Leonardo Fregonese e Sofia Mauriello – Liceo Leonardo Da Vinci – Treviso e Liceo Marcantonio Flaminio – Oderzo (TV)
Motivazione:
Per essere entrata con grazia nella fragilità di Sofia, che come altri 400.000 studenti l’anno ha abbandonato la scuola e ha chiuso i ponti con tutti ma non chi sa risuonare con il suo dolore. Per averci fatto capire attraverso i continui tentativi della protagonista di rientrare in un percorso normale, e le testimonianze delle persone vicine a lei raccolte con delicatezza, come non siamo più in grado di farci carico di chi non corre come tutti gli altri, condannando così i più vulnerabili a essere espulsi. Non per mancanza di volontà ma perché abbiamo scambiato la vita per un’azienda dove tutto deve essere profitto, velocità ed efficienza.
Secondo premio Reportage narrativo ``DENTRO IL CONFINE, OLTRE LA SIEPE: UNA GIORNATA A SAN PATRIGNANO``
- Irene Manzan – Liceo Antonio Scarpa, Motta di Livenza – Treviso
Motivazione:
Irene Manzan ha saputo trovare una storia, quella di una ex tossicodipendente, e ha saputo declinarla nella chiave del reportage. Ha saputo cioè “mettere a terra” un grande tema attraverso la visuale che si ha dalla collina romagnola dove si trova la comunità più grande d’Italia, San Patrignano. E ha fatto tutto da sola con la sua testa e le sue gambe. Il risultato è un viaggio nella città del dolore e della rinascita sullo sfondo dei suoi cambiamenti nel corso degli anni. Dalla morte di Muccioli, un mito per alcuni un mostro per altri, fino all’apertura di una sezione per minori e all’integrazione col servizio sanitario nazionale. Il tutto con sguardo maturo, riflessivo e rispettoso.
Menzioni speciali
Menzione speciale ``BABY MAMME. DUE VITE, UNA SOLITUDINE``
-
Pia Lucia Speranza e Greta Carbone – Liceo Marcantonio Flaminio – Vittorio Veneto (TV)
Motivazione:
Per il coraggio di affrontare un tema di cui non parla nessuno, le ragazze madri, per la capacità di trasformare un vissuto personale – la storia di Aurora – nella denuncia collettiva di un paese che finge di avere a cuore i figli ma poi non investe in informazione, educazione, strutture, aiuti concreti. I consultori familiari in Italia sono la metà di quelli che servirebbero, quasi ogni due giorni una ragazzina di 13 anni scopre di essere incinta e le gravidanze under 14 sono raddoppiate in un decennio.Un’inchiesta straordinaria sul tabù emotivo della sessualità e sulla difficoltà delle relazioni, scritta in modo esemplare.
Menzione speciale ``ORFANI DUE VOLTE. I FIGLI DIMENTICATI DEL FEMMINICIDIO``
-
Amanda Cukaj e Monica Marin Liceo Marcantonio Flaminio – Vittorio Veneto (TV)
Motivazione:
C’è una dote che non deve mai mancare al bravo giornalista e in generale a chiunque. L’ostinazione, che non vuol dire piegare la realtà alle nostre ossessioni, ma non farsi scoraggiare da strade sbarrate e piste che sembrano non portare da nessuna parte. Voi dal primo minuto avete voluto creduto alla necessità di indagare la fragilità degli orfani di femminicidio e lo avete fatto con una lucidità e una passione che non vi hanno mai abbandonato per mesi. Avete trovato storie, scavato, aggiunto dettagli, limato parole e frasi fino a che il vostro lavoro è diventato un testo narrativo geometricamente perfetto, che alla qualità della scrittura affianca il rigore della ricerca.
Menzione speciale ``NELLA VALLE DELLA MORTE. LA VITA DOPO LA COMUNITÀ ``
-
Amanda Hetti, Irene Chin, Sofia Siham Benedos Liceo Duca degli Abruzzi e Liceo Antonio Scarpa – Oderzo (TV)
Motivazione:
Un’inchiesta è tanto più interessante e originale quanto più ci fa vedere per la prima volta qualcosa che è sotto i nostri occhi e ci suscita un’inquietudine che diventa partecipazione, anche quando non ci riguarda direttamente. La vostra indagine sui minori delle comunità psichiatriche che, compiuti 18 anni, devono lasciare la struttura e si trovano da un giorno all’altro a doversi assumere da soli la responsabilità della cura, col rischio di buttare a mare tutto quello fatto fino a quel momento, è qualcosa che difficilmente si leggerà sui giornali. Un approfondimento impeccabile sulla Death Valleey in cui finiscono migliaia e migliaia di ragazzi, uno scandalo di cui nessuno parla.
Menzione speciale ``FAME D’AMORE, IL GIARDINO DELLE FARFALLE``
- Anita Antoniazzi e Angelica Parussolo – Liceo Marcantonio Flaminio -Vittorio Veneto (TV)
Motivazione:
Sono tre milioni e mezzo in Italia le persone – il 90% donne – che soffrono di un disturbo della nutrizione e i numeri continuano a aumentare. Ma la cosa ancora più grave è che si sta abbassando sempre di più l’età. Negli ultimi anni il numero delle bambine sotto i 14 anni è aumentato del 30%.Addirittura i primi sintomi si manifestano attorno agli 8 anni. Nel 2025 nel territorio di Conegliano, come avete ben documentato, sono state ricoverate numerose alunne di quarta elementare in condizioni molto serie. Un viaggio pieno di grazia e di rispetto su una delle malattie dell’anima più drammatiche di oggi.
Menzione speciale ``ORSACCHIOTTI E FANTASMI. LA CRISI DEL PADRE NELLA MIA GENERAZIONE``
-
Vanessa Moro – Liceo Antonio Scarpa – Oderzo (TV)
Motivazione:
Per avere messo a fuoco uno dei temi di cui non si parla mai, la solitudine di chi non sente di appartenere al pensiero unico, di chi vorrebbe trovare altre forme di relazioni di senso e non ce la fa a appiattirsi in un mondo sempre più asettico. Per aver individuato con sguardo da reporter la scomparsa quasi totale di luoghi in cui poter stare insieme.
Menzione speciale ``NON ESISTONO RAGAZZI CATTIVI``
-
Anita Antoniazzi e Angelica Parussolo – Liceo “Leonardo Da Vinci” di Treviso
Motivazione:
Menzione speciale Riconoscimento Narrativo ``VIAGGIO AL TERMINE DELL'INFANZIA. CRESCERE INTORNO A UN VUOTO IN UN BORGO CHE CROLLA``
- Francesco Da Re – Liceo Marcantonio Flaminio – Vittorio Veneto (TV)
Motivazione:
Alla faccia dei luoghi comuni sulla generazione Zeta, Francesco Da Re ha doti narrative notevoli e ha scritto un racconto letterariamente compiuto con una voce e uno stile originale. Un reportage pieno di sensibilità umana e sociale. Un viaggio nella memoria della terra dei genitori, nella vera patria se esistesse un equivalente materno di questo termine, nei luoghi che la madre ha lasciato dopo un evento che ha diviso la storia, non solo personale, in due. Il terremoto dell’Irpinia ha segnato per molti bambini dell’epoca, come racconta Francesco, la fine dell’infanzia. Il risultato finale è un testo che potrebbe benissimo diventare un libro.
Commissione giudicatrice Scuola di Reportage:
- Lisa Iotti – giornalista d’inchiesta della redazione di Presa Diretta Rai 3
- Antonio Armano – giornalista e scrittore Collabora con diverse testate tra cui il Sole 24 Ore e il Fatto Quotidiano










