L’edizione 2024 del Premio Goffredo Parise per il Reportage ha come mission la riscoperta delle Case della memoria nel Trevigiano, a partire dalle due ultime dimore dello scrittore a Salgareda e Ponte di Piave, e la promozione di un innovativo percorso turistico culturale avente per tema questi musei sentimentali, scrigni preziosi che ancora conservano il fascino del passato e i segni di chi vi ha vissuto. Dimore legate a grandi personalità della storia, delle arti visive, della letteratura, della musica, del teatro.
Un itinerario tra intriganti seduzioni che questi ambienti continuano ancora a suscitare; che suggerisce al moderno viaggiatore la ricchezza dei giochi della memoria, senza trascurare lo straordinario, inscindibile fondale paesaggistico che invita lo sguardo ad aprirsi alla bellezza. Spazi degli amanti, dei viandanti, di coloro che vivono stupendosi infinitamente.
Vaste terre sorgono a sinistra del Piave ed hanno il loro centro, il loro cuore nell’antica Opitergium. “Attraversare queste terre dove i campi di granone si alternano enormi e compatti ai vigneti aerei come archi trionfali, esalta ai pensieri più felici”
Giovanni Comisso
Dopo anni di nomadismo Goffredo Parise negli anni ’70 si stabilì a Salgaredain una casetta che sembrava uscita da una fiaba, concentrato di grazia e povertà, sepolta tra antichi gelsi, nelle Grave del fiume Piave, odoroso di muschi e marcandole. Un luogo ricco di magia, ancora oggi quasi incontaminato.
Tra queste sponde trascorse periodi di perfetta solitudine ascoltando i messaggi segreti della natura e qui scrisse il suo più bel libro di racconti Sillabario.
Nella Casa di Ponte di Piave si trasferì negli ultimi anni di vita e nel piccolo giardino volle fossero interrate le sue ceneri. Questa dimora donata dallo scrittore al Comune di Ponte di Piave che ne ha fatto un centro di cultura stabilendovi anche la sede della Biblioteca civica è oggi tra i musei più coinvolgenti dedicati in Italia a uno scrittore ed è preziosa testimonianza della fitta rete di conoscenze e amicizie in ambito culturale del grande scrittore veneto.
All’estremo limite orientale della Marca i portici silenti dell’antico piccolo borgo di Portobuffolè ci trasportano in una realtà che confina con il sogno dove passato e presente si mescolano in modo intrigante.
Tra queste case e all’interno di quella che gli storici indicano essere stata la dimora di Gaia da Camino, visse la figlia del “buon Gherardo” prima di finire nei versi immortali della “Divina Comedia”. Una casa leggiadra, elegante, gentile con begli affreschi all’interno, dove si respira un’emancipazione femminile alle soglie del Rinascimento.
Da Portobuffolè verso nord, nell’antico centro storico di Serravalle, cuore medievale di Vittorio Veneto dove immediatamente si ha il senso di eleganza e di antica potenza economica di questa “piccola Firenze del Veneto”, posta alle soglie delle Prealpi.
Concentrato di nobilissima architettura il Palazzo cinquecentesco Minucci-De Carlo, con i suoi fastosi ambienti e le preziose collezioni, soprattutto di arte orientale, offre al visitatore la gioia di un’esperienza estetica unica, riferibile all’ultimo proprietario Giacomo Camillo De Carlo, il cui ruolo di agente segreto fu particolarmente determinante nello scacchiere internazionale del tempo.
Da Vittorio Veneto verso i colli di Conegliano, la città che ha dato i natali a Giovan Battista Cima, il pittore della serenità e della grazia.
C’è un fascino sottile nelle tele di Cima e il paesaggio domina sempre la composizione. Un paesaggio immesso in una pura luce mattutina, cristallina, percorsa da un delicato languore, da una nostalgia avvolgente. Una pittura elegiaca, fatta di eleganze, ricca di morbidezze e di sensualità. La sua casa è nella Contrada di Sarano diventata poi via Cima da Conegliano.
Su una parete si possono ancora leggere alcune parole scritte dallo stesso pittore: “1492 adì 9 otubrio”. Forse un appunto che riguarda la consegna di un’opera.
Nella vicina Pieve di Soligo, in una stanza del Municipio sono temporaneamente raccolti, in attesa di una definitiva sistemazione, foto, cimeli, costumi di scena, spartiti, locandine e manifesti dei più grandi teatri del mondo che raccontano la vicenda artistica di Toti Dal Monte, tra i più acclamati soprani della lirica di tutti i tempi.
Da qui verso Possagno dove i morbidi colli intorno ad Asolo lasciano apparire rustiche architetture in perfetta armonia con l’ambiente e sfarzose ville ricche di statue, logge, gradinate e fontane. Sono tra i più soavi del mondo e la loro dolcezza è quasi intatta. Antonio Canova, l’artista dei sovrani, lo scultore che immortalò le morbide forme di Paolina Buonaparte, è nato qui. A Possagno è anche conservata in ottime condizioni la casa dello scultore, portabandiera del Neoclassicismo. Arredi e suppellettili sono ancora così come le lasciò e il pino marittimo visibile in giardino fu piantato dallo stesso artista che lo aveva portato da Roma. Un luogo fisico e mentale dove si libera il suo talento, un Eden ideale e fantastico.
Accanto alla casa è posta la Gipsoteca con la sua aria metafisica e la sua luce lattiginosa velata di pastello dove è rinchiusa l’esperienza tormentata di un artista: quell’incessante confronto tra natura e ordine geometrico che lascia comunque trasparire certe morbidezze tutte venete.
Poi ad Asolo, luogo sognato da regine e artisti, dolcissima nella sua pace campestre e nel suo decoro architettonico. Qui si avrebbe la voglia di passarvi la vita vinti da quella malia che ha catturato in ogni tempo spiriti inquieti, anime sensibili che vi han trovato rifugio lontano dai clamori della mondanità, lasciando che gli affanni si sciogliessero nella visione dei “cento orizzonti”: Caterina Cornaro, l’infelice regina di Cipro che qui tenne splendida corte nell’esilio dorato che la Serenissima le offrì; Robert Browning, sceso dalle nebbie d’Inghilterra per incontrare la luce con romantica determinazione, diventato il grande tour operator di Asolo nei confronti del mondo anglosassone; la leggendaria Freya Stark che ad Asolo trasferì lo spirito del circolo londinese di Bloomsbury; Gianfrancesco Malipiero, il più originale ed estroso tra i compositori italiani del ‘900.
“Vivere in Asolo per Malipiero era non solo possedere una casa ma essersela creata dal di dentro come una dimora, come un’estensione del proprio corpo. Per cui il progetto del musicista ormai alle soglie dei cento anni era quello di farsi crescere intorno una natura animale e vegetale che avrebbe via via fatto sparire il proprio essere corporeo.”
Manlio Brusatin
Il pittore Marius de Maria che abitò la casa in stile neogotico di borgo Santa Caterina, nota come “la Casa degli spiriti”; la divina Eleonora Duse, vaga presenza, ombra geniale. “Mi piace Asolo perché è bello e tranquillo, paese di merletti e di poesia”. La figlia ultimogenita di San Marco – come la definì Gabriele D’Annunzio – quando stanca e delusa si ritirò dalle scene, volle ritirarsi ad Asolo coronando così un suo antico sogno. Comprò una casa che non abitò mai, ma prima per lunghi periodi visse all’albergo Sole. Per suo espresso desiderio fu sepolta nel piccolo cimitero di S. Anna e la sua tomba è rivolta verso le pendici del Grappa.
Una casa per Eleonora è il nuovo allestimento predisposto presso il Museo civico di Asolo che offre la visione di abiti, oggetti, fotografie, libri in occasione del centenario della morte della grande attrice.
Imboccando il “foresto vecchio” tra antichi muri ricoperti d’ edera di giardini segreti che ospitano numerosi cipressi, si giunge a Castelfranco. Si entra nel quadrato delle rosse mura medievali con le torri che si specchiano nelle placide acque del Musoncello e subito si avverte la presenza viva ed eccitante di Giorgione, l’artista che ha sentito il mistero armonioso del creato. In assoluto un protagonista della pittura di tutti i tempi.
Accanto alla Cattedrale che conserva una delle più belle pitture del maestro, la Pala Madonna con il Bambino e i santi Nicasio e Francesco, v’è la casa detta di Giorgione che ospita il fregio delle Arti liberali e meccaniche, l’unico affresco di Giorgione conservato nella sua interezza. In questo luogo di incantamenti, in una sapiente penombra emergono oggetti, personaggi, parole e suoni di un’epoca estremamente suggestiva del territorio trevigiano, nella quale Giorgione fu protagonista indiscusso.
Il fregio è la rappresentazione di un pronostico: la congiunzione di Saturno, Giove e Marte e lo sconvolgimento dell’intero ordine cosmico. L’attribuzione al grande maestro castellano è approvata dalla maggior parte degli studiosi e la datazione è fissata dalle coordinate astrologiche al 1503-1504.
“L’armonia dell’universo non esiste più perché è stata irrimediabilmente incrinata dal capriccio della fortuna, dall’ostilità delle stelle, dall’ira del cielo…”
Augusto Gentili
Il viaggio tra le intriganti seduzioni che queste dimore continuano a suscitare nel visitatore attento si conclude a Treviso con la visione della casa di Giovanni Comisso che fissa simbolicamente l’appartenenza dello scrittore alla sua città.
Resta la forza di un simbolo che ha sedotto anche Eugenio Montale ispirandolo a dettare l’epigrafe marmorea che si rispecchia nell’acqua del canale dei Buranelli:
“Amor Vitae di Giovanni Comisso trovò tra queste mura per lunghi anni sempre rinnovati motivi di esaltazione e di pace”.