Nata da una straordinaria intuizione di Maria Rosaria Nevola e Antonio Barzaghi a latere del Premio Giornalistico e arrivata quest’anno alla 6ª edizione, la Scuola di Reportage “Goffredo Parise” si svolgerà da ottobre 2025 ad aprile 2026. Il corso-laboratorio offre l’opportunità di acquisire le prime competenze teoriche e pratiche necessarie per realizzare un reportage, è un percorso formativo unico in Italia, completamente gratuito e riservato agli studenti dei licei trevigiani.
Il programma prevede una Lectio Magistralis di Lucia Goracci vincitrice della IX edizione del Premio Goffredo Parise per il reportage, inviata Rai sui principali fronti internazionali e quattro weekend di lezioni tenuti da docenti di rilievo del giornalismo televisivo e della carta stampata italiana: Lisa Iotti inviata di “Presa diretta” (Rai 3) nonchè tutor della scuola, Antonio Armano scrittore e giornalista che collabora con Il Sole 24 Ore e il Fatto Quotidiano ed Emiliano Poddi scrittore, autore teatrale e docente alla Scuola Holden dal 2005.
Al team di docenti si aggiungeranno giornalisti che offriranno agli studenti il loro contributo, ciascuno attraverso video o collegamenti appositamente allestiti per il Corso 2025/26 della Scuola di reportage Goffredo Parise.
La scuola quest’anno sarà ospitata per gli incontri di ottobre al Museo Bailo di Treviso, sala Rosso Zanini, per i successivi incontri presso la Sala Coletti del Museo Museo Santa Caterina di Treviso.
La Lectio Magistralis di Lucia Goracci si terrà nell’Auditorium del Museo Santa Caterina di Treviso.
A sostenere la scuola di reportage la Provincia di Treviso e i Comuni di Treviso, Salgareda, Ponte di Piave. Partner della Scuola il Soroptimist International Club di Treviso e Fondazione Goffredo Parise e Giosetta Fioroni.
Sponsor: Banca Prealpi SanBiagio, Ascopiave, Cantine Maschio, Le Rive, Poliend 2000, Sapori del Piave, Gruppo Itieffe, Gruppo Autotorino.
Premi:
A tutti i partecipanti sarà consegnato un attestato di partecipazione durante la Cerimonia del Premio Goffredo Parise per il reportage che si è terrà al Teatro Comunale Mario Del Monaco sabato 16 maggio 2026; gli autori dei migliori reportage riceveranno un diploma e un premio. Tutti i lavori saranno raccolti in una pubblicazione e i reportage dei vincitori e dei menzionati verranno inseriti all’interno di questo sito.
La Scuola di Reportage 2025/2026 raccontata da Lisa Iotti
APPUNTI PER UN PERCORSO
Quando questo progetto è iniziato, esattamente sei anni fa, il Covid non aveva ancora travolto le nostre vite, Zoom lo conoscevano solo alcuni professionisti che si riunivano a qualche fuso di distanza, l’Intelligenza Artificiale era un concetto fumoso e ChatGPT non era nemmeno nella mente dei suoi creatori, figuriamoci nella nostra.
L’idea di poter dialogare con un chatbot, come sto facendo io in questo istante per scrivere le righe che state leggendo (non avevo idea di chi, prima della pandemia, utilizzasse la piattaforma che ci ha permesso di dialogare col resto del mondo restando comodamente seduti nel nostro tinello), era del tutto impensabile. L’ipotesi di avere un assistente virtuale 24 ore al giorno, capace rispondere in modo preciso o apparentemente tale alle nostre domande, argomentare, conversare con disinvoltura, scrivere ogni tipo di testo, dai temi alle e-mail, dalle tesi di laurea, alle diagnosi ai riassunti (sto incollando quello che mi ha suggerito ChatGPT, a cui ho chiesto di descrivere se stessa) era fantascienza pura.
Oggi, tre anni dopo il lancio, persino l’era dell’oro di Google ci sembra obsoleta. Grazie ai progressi vorticosi della tecnologia non dobbiamo nemmeno più fare la fatica di leggere le informazioni contenute negli articoli in rete: ci pensa ChatGPT, o chi per lei. Persino Google ha capito che non abbiamo più nessuna intenzione di perdere tempo a navigare per siti e, l’avrete visto anche voi, da qualche tempo compare in alto a sinistra, prima di ogni altra voce, Ai Mode, l’opzione che ci presenta un agile riassuntino su quello che stiamo cercando. L’ha messo insieme l’AI del motore di ricerca. Si prende lei l’incomodo di setacciare la rete e sintetizzare a grandi linee le cose più importanti che riguardano l’oggetto della nostra indagine: più che una trovata commerciale, il gesto disperato di chi sa di avere i giorni contati, Google. Solo noi adulti ancora lo usiamo, i giovani vanno direttamente su ChatGPT.
Certo, verrebbe da dire. Quale è il problema. Non è bellissimo un mondo a portata di clic?Un mondo in cui un maggiordomo digitale legge per noi le notizie, le macine, le articola, ce le squaderna in tempo reale e ci chiede pure se va bene così o vogliamo altro. Nessuno sano di mente può dire tutto questo non sia una rivoluzione senza precedenti, l’importante che ci mettiamo d’accordo sull’idea di rivoluzione. Se pensiamo che questa tecnologia ci esima dal dover pensare, ecco ci sbagliamo. Innanzitutto perché bisogna stare molto attenti: quello che ChatGPT ci propina non è una verità rivelata perché, al di là del rischio allucinazioni (si chiamano così gli abbagli, per non dire le cantonate, che a volte prende) non c’è nessuna verifica sulle fonti che elabora: se in rete ci sono errori, o bias, o articoli basati su falsità, o cose inesatte, l’AI non li filtra. Li prende, li impacchetta e ce li consegna. Mai come oggi occorre stare all’erta e esercitare la più sofisticata forma di verifica su quello che leggiamo, cercare le fonti utilizzate e capire se sono attendibili.
Un tempo, nell’epoca pre-internet che i ragazzi di oggi non hanno mai conosciuto, la strada che si faceva per arrivare a una risposta, i dubbi che emergevano durante la ricerca, le contraddizioni che complicavano il percorso, erano parte fondamentale della conoscenza. La fatica per mettere insieme i tasselli era un deterrente naturale alla sciatteria e alla superficialità sempre dietro l’angolo.
Quando il web è sbarcato sui nostri computer e sui nostri telefoni, in piena euforia, abbiamo finito per scambiare la facilità di accesso alla conoscenza con la conoscenza stessa. Errore gravissimo. Non solo non esistono scorciatoie nella comprensione di fenomeni complessi, e il mondo di oggi è estremamente complesso, ma perché ciascuno di noi si costruisce mano a mano che allena il pensiero critico e laterale. Più la nostra antenna è sottile e sintonizzata, come dice il premio Nobel Svetlana Aleksievič, più riusciamo a orientarci nel rumore di fondo in cui siamo immersi, più il nostro sguardo si affina, la nostra capacità di fare inferenze e di empatizzare diventa più forte. Per questo ci piace pensare alla lentezza e alla profondità che ci impone il lavoro del reportage- inchiesta come un atto di resistenza, un esercizio di igiene mentale contro l’ appiattimento cognitivo e relazionale a cui ci siamo condannati, perché ci obbliga a un ascolto profondo dell’altro, un’umiltà e un’umanità (non saprei come altro chiamarla) senza le quali non è possibile scrivere nulla. O quanto meno, nulla che valga la pena leggere.
La cosa straordinaria è che, quando questo lavoro è fatto bene, non si torna mai a casa a mani vuote: ogni incontro, ogni persona che abbiamo incrociato, ogni mondo che abbiamo attraversato diventano parte di noi. Ci fanno crescere. A patto naturalmente di essere disposti a farci capovolgere e a cambiare la nostra prospettiva. “Nel restare in ascolto – scrive il filosofo Byung Chul Han – abita una peculiare forma di attenzione. Colui che resta in ascolto dimentica sé stesso, sprofonda in ciò che ascolta”. Per questo il racconto crea comunità e restituisce valore al tempo, il contrario esatto dell’atomizzazione alienante della società contemporanea, inchiodata in un eterno presente.
Questo è stato da sempre il principale obiettivo della Scuola di Reportage Goffredo Parise per le scuole superiori, nata da una straordinaria intuizione di Maria Rosaria Nevola e Antonio Barzaghi, una specie di spin off del Premio e arrivata quest’anno alla sesta edizione. Unico caso in Italia, almeno a quanto ci risulta. Lo scopo della Scuola non è formare dei futuri giornalisti narratori (anche se a ogni edizione c’è sempre qualche lampadina che si accende) ma sollecitare in chi la frequenta quelle caratteristiche connaturate a questo mestiere: curiosità, attenzione, cura, passione, approfondimento, rigore, verifica, interesse per tutti i punti di vista, intuizione. In generale, lo stupore, l’attenzione per le storie, piccole o grandi che siano, e l’amore per la verità. “Oggi la vostra generazione è intrappolata nelle opinioni – ha detto nel suo messaggio agli studenti Edwy Plenel, decano del giornalismo francese, ex direttore di Le Monde- Tutti pensano: su Facebook, Instagram, Tik Tok… Tutti dicono, la mia opinione è la verità. Ebbene, no. L’opinione può essere un’ideologia, una menzogna, un inganno.Il giornalismo produce informazioni, fatti e ci obbliga a guardare la verità — anche quella che ci disturba. In questo senso, questo è un mestiere che ha un valore democratico essenziale”.
Noi siamo convinti che lavorare per mesi alla realizzazione di un reportage- inchiesta, metto sempre queste parole unite da un trattino perché non credo siano qualcosa di separato, sia una forma mentis che poi diventa automaticamente il nostro modo di guardare la vita e di porci di fronte agli altri. A prescindere da quello che faremo.
A affiancarci ci saranno le due giornate di Emiliano Poddi, scrittore e insegnante da tanti anni alla Scuola Holden di Torino, la più famosa scuola di scrittura in Italia. Questo perché crediamo tantissimo, sulla scorta di Goffredo Parise, alla forza del Giornalismo Narrativo, un tipo di giornalismo che sa coniugare l’accuratezza della ricerca con la forza della scrittura. Nelle scuole di giornalismo si insegna cosa scrivere, noi abbiamo l’ambizione di insegnare ai nostri studenti anche come scrivere. Per questo durante gli incontri sentiremo le testimonianze di alcuni maestri come l’ex direttore di Le Monde e fondatore di Mediapart (il più importante giornale online francese di inchiesta) Edwy Plenel; Riccardo Iacona, un caposaldo del reportage televisivo italiano; Stefano Feltri, ex direttore del Fatto e fondatore di Domani, oggi autore di una seguitissima Newsletter; Riccardo Staglianò, inviato storico del Venerdì di Repubblica; Raffaele Manco e Raffaele Marco Della Monica, straordinari giornalisti e documentaristi, vincitori della Sezione Giovani del Premio Parise 2025. E molti altri.
Fuori dagli orari della scuola, un grande dono per tutti gli studenti di Treviso, sarà la lectio magistralis della vincitrice del Premio alla carriera 2025 Lucia Goracci, inviata del Tg3 e una delle principali esperte di Medio Oriente, capace di raccontare i fatti con serietà e umanità. Il legame tra vincitori del Premio e Scuola di Reportage è un elemento fondamentale.
Gl studenti, da soli o in piccoli gruppi, realizzano un lungo reportage-inchiesta e i risultati ogni anno sono sempre sorprendenti, molto al di sopra delle aspettative: a ogni edizione viene assegnato un tema da approfondire, con l’indicazione di trovare modi obliqui e non scontati. Basta scorrere i lavori fatti nelle edizioni scorse (sono tutti sul sito della Scuola) per rendersi conto di come argomenti apparentemente lontani dal quotidiano di ragazzo delle superiori (il lavoro, la solitudine) o a rischio noia (l’ambiente) siano stati sempre affrontati con spessore e creatività. Persino l’anno del Covid, quando hanno lavorato da casa, sono stati capaci di anticipare riflessioni che a quel tempo sembravano esagerazioni, tipo l’ondata di suicidi e di malattie mentali che sarebbe seguiti all’isolamento della pandemia e che invece si sono rivelati drammaticamente profetici.
“Un reportage non è qualcosa che si fa solo sulla strada, sporcandosi le scarpe come tanti hanno detto. E’ un lavoro che esige un primo movimento radicale: attraversare la larga strada di sé stessi. E’ forse questo l’atto più profondo e anche il più difficile, che comporta la necessità di disabitare se stessi per abitare l’altro, il mondo che costituisce l’altro”.
Lo scrive la brasiliana Eliane Brum, tra le più brave reporter in circolazione.
Ecco, non c’è stata edizione di questa Scuola in cui chi ha partecipato non sia tornato a casa con uno sguardo nuovo, più attento, meno distratto, più capace di cogliere le ferite dell’altro. “Un reporter è tale – dice sempre Brum – solo se rinasce e si rigenera dopo ogni reportage”. Così è stato. E questo per noi da sempre è il più grande successo di questo progetto.
Lisa Iotti
Docenti
Istituti
- Liceo Duca degli Abruzzi di Treviso
- Liceo Flaminio di Vittorio Veneto
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Liceo Leonardo Da Vinci di Treviso
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Istituto Canossiano Madonna del Grappa di Treviso
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Liceo Scarpa di Oderzo
Programma
LISA IOTTI E ANTONIO ARMANO 30 – 31 ottobre
Lisa Iotti, inviata da tanti anni di Presa Diretta ed Antonio Armano scrittore e giornalista spiegheranno agli studenti come si passa da un’idea alla realizzazione di un reportage inchiesta: quali sono gli strumenti da utilizzare, come si organizza il materiale, cosa serve per scavare dentro un tema, come si fa una ricerca. Attraverso un lavoro interattivo e video interviste a noti giornalisti, ognuno dei quali darà dei consigli sul proprio lavoro, i ragazzi capiranno quanto è appassionante la ricerca e la scrittura di un racconto giornalistico.
LISA IOTTI E ANTONIO ARMANO 28 – 29 novembre 2025
“Un reportage non è qualcosa che si fa solo sulla strada, sporcandosi le scarpe come tanti hanno detto. E’ un lavoro che esige un primo movimento radicale: attraversare la larga strada di sé stessi. È forse questo l’atto più profondo e anche il più difficile, che comporta la necessità di disabitare se stessi per abitare l’altro, il mondo che costituisce l’altro”. Lo scrive Eliane Brum nella sua raccolta di reportage sulle vite che nessuno vede, le storie che non entrano mai nelle cronache, granelli invisibili che grazie all’attenzione, al tempo, alla scrittura meticolosa della giornalista brasiliana, tra le più brave in circolazione, diventano racconti universali. in queste parole il senso più autentico della Scuola di Reportage Goffredo Parise. Siamo convinti infatti che ideare, organizzare, realizzare un reportage, nelle sue varie accezioni sia una forma di allenamento per affinare le capacità di ricerca, di ascolto, di empatia dei ragazzi e delle ragazze.
LUCIA GORACCI
Lectio Magistralis
EMILIANO PODDI 6 – 7 febbraio 2026
Mark Twain consiglia a chiunque voglia scrivere – racconti, romanzi, ma anche reportage – di usare la parola giusta e non una sua cugina di secondo grado. Gli fa eco Domenico Starnone, secondo cui scrivere significa trovare le parole giuste per dare un senso a tutto ciò che nella vita viene giù a vanvera. Joseph Conrad sostiene che il primo dovere di uno scrittore è far vedere, sentire, toccare. Per Flannery O’Connor cura immediata di chi scrive è infilare pantofole di pezza ai personaggi come fa Flaubert – ossia essere precisi, dettagliati, evocativi.
Partiremo da questi e altri insegnamenti dei grandi maestri per capire quali sono i principali strumenti narrativi e come si possono utilizzare anche al di fuori di racconti e romanzi.
LISA IOTTI E ANTONIO ARMANO 13 – 14 marzo 2026











